Letame Scaricare

Letame Scaricare letame

I Carabinieri della Stazione Forestale di Monteforte Irpino hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Avellino un. è ammesso solo letame preventivamente stoccato per almeno 60 giorni su una platea di stoccaggio per il letame;; possono essere realizzati solo su terreni adibiti. Leggete anche l'ordinanza e la guida informativa che potete scaricare nei "​Documenti". Letame e liquami - Regolamento (PDF, KB). Letame e liquami -​. I Carabinieri della Stazione Forestale di Mugnano del Cardinale hanno sorpreso un uomo mentre era dedito a scaricare del letame ai margini. FOTO|Allevamento scarica letame nel fiume. Sequestrata l'intera area. Denunciati i titolari. Condividi; mercoledì 29 novembre alle foto allevamento.

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Ieri sera, poco prima delle otto, è scattato il blitz dei vigili urbani. Per la terza sera consecutiva. I vigili sono tornati nelle campagne tra Mungivacca e Japigia alle spalle del centro commerciale Ikea dove domenica notte avevano già trovato il letame fumante. Dopo qualche ora sono arrivati due motocarri carichi di sterco e lo hanno gettato nel campo. I due sono stati subito fermati: si tratta di due indiani dipendenti di un maneggio di cavalli della zona. Hanno mostrato agli agenti i documenti tutti in regola: il maneggio aveva un contratto con il proprietario del campo per scaricare il letame usato come fertilizzante per uso agricolo.

Le acque meteoriche provenienti da tetti e tettoie e da aree non connesse all'allevamento non possono essere raccolte nei contenitori. Il dimensionamento dei contenitori non dotati di copertura atta ad allontanare l'acqua piovana tiene conto di un franco minimo di sicurezza di almeno 20 centimetri.

Il fondo e le pareti dei contenitori sono adeguatamente impermeabilizzati ed a tenuta stagna al fine di evitare percolazioni o dispersioni degli effluenti stessi all'esterno. Nel caso di costruzione di nuovi contenitori, al fine di indurre un piu' alto livello di stabilizzazione dei liquami, e' previsto, per le aziende in cui viene prodotto un quantitativo annuo di azoto al campo superiore a 6.

Il prelievo a fini agronomici avviene dal bacino contenente liquame stoccato da piu' tempo. Il dimensionamento dei contenitori e' tale da evitare rischi di cedimenti strutturali e garantire la possibilita' di omogeneizzazione dei liquami. La capacita' di stoccaggio degli allevamenti, calcolata in rapporto alla consistenza dell'allevamento stabulato ed al periodo in cui il bestiame non e' al pascolo, non e' inferiore al volume di liquami prodotti in: a novanta giorni per gli allevamenti di bovini da latte, bufalini, equini e ovicaprini in aziende con terreni caratterizzati da assetti colturali che prevedono la presenza di pascoli, di prati di media o lunga durata o di cereali autunno-vernini; b centoventi giorni per tutti gli altri casi.

Per il dimensionamento dei contenitori, qualora non sussistano esigenze particolari di una piu' analitica determinazione dei volumi stoccati, si fa riferimento al volume dei liquami individuato, per categoria di animale e tipo di stabulazione, nelle tabelle 1 e 2 dell'allegato A. In deroga alle disposizioni di cui al comma 6, negli allevamenti di piccole dimensioni, la capacita' di stoccaggio degli allevamenti, calcolata in rapporto alla consistenza dell'allevamento stabulato ed al periodo in cui il bestiame non e' al pascolo, non e' inferiore al volume di liquami prodotti in novanta giorni.

Per gli allevamenti esistenti il volume determinato dalle fosse sottostanti i pavimenti fessurati e grigliati al di sotto della soglia di tracimazione, e' considerato utile allo stoccaggio delle deiezioni. Per i nuovi allevamenti e per gli ampliamenti di quelli esistenti non sono considerate utili ai fini del calcolo dei volumi di stoccaggio le fosse sottostanti i pavimenti fessurati e grigliati. E' vietata la nuova localizzazione dei contenitori nelle zone ad alto rischio di esondazione, come individuate negli atti di programmazione e di governo del territorio.

Sezione II Criteri e norme tecniche per l'utilizzazione agronomica delle acque reflue, i trattamenti e i contenitori di stoccaggio Art. Criteri generali di utilizzazione delle acque reflue 1. L'utilizzazione agronomica delle acque reflue, contenenti sostanze naturali non pericolose, e' finalizzata al recupero dell'acqua, delle sostanze nutritive e ammendanti contenute nelle medesime.

Divieti di utilizzazione agronomica delle acque reflue, i trattamenti e i contenitori di stoccaggio 1.

L'utilizzo delle acque reflue e' consentito sulle aree aziendali omogenee con pendenza media superiore al 10 per cento e fino al 20 per cento quando sono presenti sistemazioni idraulico-agrarie, quali ciglionamenti e terrazzamenti, o quando sono rispettate le seguenti prescrizioni, volte ad evitare il ruscellamento e l'erosione: a l'applicazione delle acque reflue e' frazionata in piu' dosi; b sui terreni destinati a seminativi solamente in fase di prearatura e sulle colture legnose agrarie l'applicazione avviene mediante iniezione diretta nel suolo o spandimento superficiale a bassa pressione con interramento delle acque reflue entro il giorno successivo all'applicazione stessa; c sulle colture prative l'applicazione avviene, ove possibile, mediante iniezione diretta o mediante spandimento a raso; d sulle colture cerealicole o di secondo raccolto l'applicazione avviene mediante spandimento a raso in bande o superficiale a bassa pressione in copertura.

Stoccaggio delle acque reflue 1.

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Gli stoccaggi delle acque reflue sono realizzati in modo da raccogliere le acque destinate all'utilizzazione agronomica derivanti dal lavaggio delle strutture, degli impianti e delle attrezzature zootecniche, ad esclusione delle trattrici agricole. Alla produzione complessiva di acque reflue da stoccare e' sommato il volume delle acque meteoriche, convogliate nei contenitori dello stoccaggio da superfici scoperte impermeabilizzate interessate dalla presenza degli impianti.

Le acque meteoriche provenienti da tetti e tettoie e da aree non connesse agli impianti sono escluse dalla raccolta nei contenitori per lo stoccaggio delle acque reflue.

Il fondo e le pareti dei contenitori sono adeguatamente impermeabilizzati ed a tenuta stagna al fine di evitare percolazioni o dispersioni all'esterno.

Il dimensionamento dei contenitori e' tale da evitare rischi di cedimenti strutturali e garantire la possibilita' di omogeneizzazione delle acque reflue. La durata dello stoccaggio e' commisurata ai volumi prodotti e al fabbisogno nutritivo e idrico delle colture, definito secondo i criteri indicati negli allegati B e C.

In ogni caso la durata dello stoccaggio non puo' essere inferiore a novanta giorni. Per l'ubicazione dei contenitori le autorita' competenti tengono conto dei seguenti parametri: a distanza dai centri abitati; b fascia di rispetto da strade, autostrade, ferrovie e confini di proprieta'. I contenitori possono essere ubicati anche al di fuori dell'azienda che utilizza le acque reflue a fini agronomici, purche' non vengano miscelate con altre tipologie di acque reflue, con effluenti di allevamento o rifiuti.

E' vietata la nuova localizzazione di contenitori nelle zone ad alto rischio di esondazione, come individuate negli atti di programmazione e di governo del territorio. Tecniche di distribuzione degli effluenti di allevamento e delle acque reflue 1. Al fine di prevenire la percolazione di nutrienti nei corpi idrici, la scelta delle tecniche di distribuzione degli effluenti di allevamento e delle acque reflue tiene conto: a delle caratteristiche idrogeologiche e geomorfologiche del sito; b delle caratteristiche pedologiche e delle condizioni del suolo; c del tipo di effluente di allevamento o di acque reflue; d delle colture praticate e della loro fase vegetativa.

Le tecniche di distribuzione assicurano: a l'uniformita' di applicazione; b un'elevata utilizzazione degli elementi nutritivi attraverso: 1 la somministrazione nel momento piu' idoneo alla massimizzazione dell'efficienza di utilizzazione degli elementi nutritivi, compatibilmente con le condizioni pedoclimatiche contingenti e con le forme di azoto presenti nei fertilizzanti impiegati; 2 l'effettiva incorporazione nel suolo dei liquami contemporaneamente allo spandimento ovvero entro un periodo di tempo idoneo a ridurre le perdite di ammoniaca per volatilizzazione, il rischio di ruscellamento, la lisciviazione e la formazione di odori sgradevoli, fatti salvi i casi di distribuzione in copertura; c il contenimento della formazione e diffusione, per deriva, di aerosol verso aree non interessate da attivita' agricola, comprese le abitazioni isolate e le vie pubbliche di traffico veicolare.

La fertirrigazione e' realizzata secondo le modalita' previste dall'allegato C, al fine di contenere la lisciviazione dei nitrati al di sotto delle radici e il rischio di ruscellamento dei fertilizzanti azotati. In caso di utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue al di fuori del periodo di durata della coltura principale, nei suoli soggetti a forte erosione, e' garantita una copertura tramite vegetazione spontanea, colture intercalari o colture di copertura o, in alternativa, altre pratiche colturali atte a ridurre la lisciviazione dei nitrati, come previsto dal codice di buona pratica agricola CBPA di cui al decreto del Ministro per le politiche agricole 19 aprile Le modalita' di distribuzione delle acque reflue sono finalizzate a massimizzare l'efficienza dell'acqua e dell'azoto in funzione del fabbisogno delle colture, in conformita' a quanto previsto dall'articolo 9, comma 2, lettera b.

Dosi di applicazione dei fertilizzanti azotati 1. Le dosi di fertilizzanti azotati non superano gli apporti massimi di azoto per coltura riportati nelle tabelle 2a, 2b, 2c dell'allegato B e sono giustificate dal piano di utilizzazione agronomica di cui all'articolo 15, ove previsto.

Il quantitativo medio aziendale di azoto totale al campo apportato con effluenti di allevamento, compresi le deiezioni depositate dagli animali quando sono tenuti al pascolo nonche' i fanghi di depurazione, non supera il valore di chilogrammi per ettaro e per anno; tale quantitativo e' calcolato sulla base dei valori indicati nelle tabelle 1 e 2 dell'allegato A o, in alternativa, secondo le modalita' individuate nell'allegato A.

Per le aziende ricadenti in parte anche nelle zone vulnerabili da nitrati, il quantitativo medio aziendale si intende riferito esclusivamente alla superficie aziendale compresa nelle zone ordinarie.

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Le dosi di applicazione delle acque reflue non possono essere superiori ad un terzo del fabbisogno irriguo totale delle colture. La quantita' di azoto totale al campo apportato con effluenti di allevamento, acque reflue, fanghi di depurazione e ammendanti organici non supera il valore di chilogrammi per ettaro e per anno nell'area aziendale omogenea. Sezione IV Criteri per la comunicazione, il piano di utilizzazione agronomica e il trasporto degli effluenti di allevamento e delle acque reflue Art.

Disciplina della comunicazione dell'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue 1. Ai fini di una corretta utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue presentano la comunicazione dell'inizio dell'attivita' di spandimento: a gli allevamenti di cui al punto 6. Sono esonerate dalla presentazione della comunicazione o presentano la comunicazione semplificata le aziende di cui alla tabella 1 dell'allegato D, sulla base dell'utilizzo agronomico di azoto al campo e della zona interessata.

La comunicazione e' redatta nel rispetto dei contenuti e secondo le modalita' di cui all'allegato D ed e' sottoscritta dal legale rappresentante dell'azienda. Se le fasi di produzione, trattamento, stoccaggio e applicazione al terreno sono suddivise tra piu' soggetti, questi presentano singolarmente la comunicazione relativa alla specifica attivita' svolta. Le aziende che producono o effettuano lo stoccaggio degli effluenti di allevamento o delle acque reflue in sedi ricadenti sia in zona ordinaria sia in zona vulnerabile da nitrati, sono considerate come ricadenti in zone vulnerabili da nitrati ai fini della presentazione della comunicazione, come previsto nella tabella 1 dell'allegato D.

Le aziende che effettuano lo spandimento degli effluenti di allevamento o delle acque reflue in terreni ricadenti sia in zona ordinaria sia in zona vulnerabile da nitrati, sono considerate come ricadenti in zone vulnerabili da nitrati ai fini della presentazione della comunicazione come previsto nella tabella 1 dell'allegato D.

La comunicazione: a e' compilata e stampata utilizzando il Sistema informativo agricolo della Regione Friuli Venezia Giulia S.

FVG di cui all'articolo 7, comma 24 della legge regionale 26 febbraio , n. La comunicazione ha validita' di cinque anni dalla data di presentazione. Per i terreni in uso a terzi, i rapporti tra le aziende sono formalizzati, prima della presentazione della comunicazione, tramite un documento contenente almeno le seguenti informazioni: a gli estremi identificativi dell'azienda che effettua l'utilizzazione agronomica; b gli estremi identificativi dell'azienda che mette a disposizione i terreni; c la natura degli effluenti di allevamento o delle acque reflue utilizzati; d gli estremi identificativi e la superficie catastale dei terreni messi a disposizione; e la data di inizio e fine del rapporto di uso a terzi; f l'autorizzazione del soggetto che concede i propri terreni all'azienda che effettua l'utilizzazione agronomica all'accesso al proprio fascicolo aziendale sul S.

FVG; g l'impegno reciproco delle parti a comunicare entro quindici giorni dall'applicazione al suolo, la natura e i quantitativi dei fertilizzanti azotati effettivamente impiegati. Lo stesso terreno non puo' essere concesso in uso a terzi a piu' soggetti nel corso dello stesso anno solare. In deroga a quanto previsto dal comma 1, l'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue prodotti in alpeggi situati nelle zone C o D delle aree rurali di cui all'allegato 1 del Programma di sviluppo rurale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, non e' soggetta all'obbligo di comunicazione.

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Piano di utilizzazione agronomica delle pratiche di fertilizzazione 1. Il piano di utilizzazione agronomica PUA delle pratiche di fertilizzazione e' presentato da: a gli allevamenti di cui al punto 6. Il PUA, sottoscritto dal legale rappresentante dell'azienda che effettua lo spandimento degli effluenti di allevamento, contiene le seguenti informazioni suddivise per ogni area aziendale omogenea: a modalita' di utilizzazione degli effluenti di allevamento; b dosi di fertilizzanti azotati in conformita' a quanto definito all'articolo 13 del regolamento per le aree aziendali omogenee ricadenti nelle zone ordinarie e all'articolo 23 per le aree aziendali omogenee ricadenti nelle zone vulnerabili da nitrati.

Il PUA: a e' compilato e stampato utilizzando il S. FVG attraverso il sito www. Il PUA ha validita' di cinque anni e comunque fino alla data di presentazione di una nuova comunicazione. Fermo restando quanto previsto al comma 4, le aziende presentano un aggiornamento del PUA tempestivamente o comunque entro il 31 dicembre dell'anno in cui e' avvenuta la variazione, in caso di variazioni significative concernenti: a la presentazione di un aggiornamento della comunicazione ai sensi dell'articolo 14, comma 9 del regolamento; b un incremento, superiore al 10 per cento delle quantita' di azoto provenienti dai fertilizzanti azotati rispetto a quelle indicate nel documento precedente.

Salvi i casi in cui l'utilizzatore intenda derogare ai limiti previsti nell'articolo 13, comma 5, il PUA non e' sottoposto a valutazione di incidenza di cui all'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre , n. Trasporto degli effluenti di allevamento e delle acque reflue 1.

Per il trasporto degli effluenti di allevamento o delle acque reflue e' compilato un documento di trasporto che contiene le seguenti informazioni: a gli estremi identificativi dell'azienda da cui ha origine il materiale trasportato con l'indicazione del legale rappresentante; b la natura e la quantita' del materiale trasportato; c l'identificazione del trasportatore e del mezzo di trasporto; d gli estremi identificativi dell'azienda destinataria con l'indicazione del legale rappresentante; e gli estremi della comunicazione di cui all'articolo 14 presentata dall'azienda da cui ha origine il materiale trasportato, se tenuta alla compilazione della medesima.

Il documento previsto al comma 1 viene compilato, prima dell'inizio del trasporto, dall'azienda da cui ha origine il materiale in duplice copia, di cui una consegnata o spedita all'azienda destinataria. Il documento di cui al comma 1 e' conservato per cinque anni. Ai fini del controllo del trasporto degli effluenti di allevamento o delle acque reflue nei terreni utilizzati per lo spandimento dalla medesima azienda che li ha prodotti, si fa riferimento alla comunicazione di cui all'articolo 14 conservata presso la sede aziendale o, per le aziende non tenute alla presentazione della comunicazione, al fascicolo aziendale.

Disposizioni generali per le zone vulnerabili da nitrati 1.

Per tutto quanto non previsto nel presente capo si applicano le disposizioni previste nel capo II in quanto compatibili. Nelle zone vulnerabili da nitrati si applica il CBPA. Sino all'adozione di specifiche misure di conservazione dei siti Natura , si applicano le modalita' di concimazione dei prati stabili naturali.

Divieti di utilizzazione dei letami, dei concimi azotati e degli ammendanti organici nelle zone vulnerabili da nitrati 1.

Le disposizioni di cui al comma 1, lettere a e b , non si applicano ai canali con argini artificiali rilevati nonche' alle scoline e ai capifosso ad esclusivo utilizzo di una o piu' aziende, purche' non connessi naturalmente ai corpi idrici naturali. Nelle fasce di divieto di cui al comma 1, lettere a , b e c , e' obbligatoria, ove tecnicamente possibile, una copertura vegetale permanente anche spontanea ed e' raccomandata la costituzione di siepi o di altre superfici boscate.

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L'utilizzo dei concimi azotati e ammendanti organici nelle zone vulnerabili da nitrati e' vietato a partire dal giorno precedente l'intervento irriguo, nel caso di irrigazione a scorrimento per i concimi non interrati. Divieti di utilizzazione dei liquami nelle zone vulnerabili da nitrati 1.

L'utilizzo dei liquami e' consentito sulle aree aziendali omogenee con pendenza media superiore al 10 per cento e fino al 20 per cento quando sono presenti sistemazioni idraulico-agrarie, quali ciglionamenti e terrazzamenti, o quando sono rispettate le seguenti prescrizioni, volte ad evitare il ruscellamento e l'erosione: a l'applicazione dei liquami e' frazionata in piu' dosi; b sui terreni destinati a seminativi solamente in fase di prearatura e sulle colture legnose agrarie l'applicazione avviene mediante iniezione diretta nel suolo o spandimento superficiale a bassa pressione con interramento del liquame entro il giorno successivo all'applicazione stessa; c sulle colture prative l'applicazione avviene, ove possibile, mediante iniezione diretta o mediante spandimento a raso; d sulle colture cerealicole o di secondo raccolto l'applicazione avviene mediante spandimento a raso in bande o superficiale a bassa pressione in copertura.

Nelle fasce di divieto di cui al comma 1, lettere a e b , e' obbligatoria, ove tecnicamente possibile, una copertura vegetale permanente anche spontanea ed e' raccomandata la costituzione di siepi o di altre superfici boscate. Caratteristiche dello stoccaggio degli effluenti di allevamento nelle zone vulnerabili da nitrati 1. Per le caratteristiche e il dimensionamento dei contenitori per lo stoccaggio dei letami e dei liquami nelle zone vulnerabili da nitrati si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 1, all'articolo 7 commi da 1 a 7 e all'articolo 8, commi 2, 3, 4, 5 e La capacita' di stoccaggio degli allevamenti nelle zone vulnerabili da nitrati non e' inferiore ai volumi di effluenti prodotti in : a centoventi giorni per le deiezioni degli avicunicoli essiccate con processo rapido a tenori di sostanza secca superiori al 65 per cento; b centoventi giorni per i liquami degli allevamenti in stabulazione di bovini da latte, bufalini, equini e ovicaprini in aziende con terreni caratterizzati da assetti colturali che prevedono la presenza di pascoli o prati di media o lunga durata e cereali autunno-vernini; c centottanta giorni per i liquami degli allevamenti diversi da quelli della lettera b o in assenza degli assetti colturali della medesima lettera b.

Gli stoccaggi dei liquami nelle zone vulnerabili da nitrati sono realizzati in modo da poter accogliere anche le acque di lavaggio, destinate all'utilizzazione agronomica, delle strutture, degli impianti e delle attrezzature zootecniche, fatta eccezione per le trattrici agricole. Alla produzione complessiva di liquami da stoccare e' sommato il volume delle acque meteoriche, pari a 0,5 metri cubi per metro quadro, convogliate nei contenitori dello stoccaggio da superfici scoperte interessate dalla presenza di effluenti di allevamento.

Il dimensionamento dei contenitori non dotati di copertura atta ad allontanare l'acqua piovana tiene conto di un franco minimo di sicurezza di almeno 50 centimetri. Negli allevamenti di piccole dimensioni delle zone vulnerabili da nitrati la capacita' di stoccaggio non e' inferiore ai volumi di effluenti prodotti in: a novanta giorni nei casi di cui al comma 2, lettere a e b ; b centoventi giorni nei casi di cui al comma 2, lettera c.

Per gli allevamenti esistenti nelle zone vulnerabili da nitrati il volume determinato dalle fosse sottostanti i pavimenti fessurati e grigliati al di sotto della soglia di tracimazione, e' considerato utile allo stoccaggio delle deiezioni. Per i nuovi allevamenti e per gli ampliamenti di quelli esistenti nelle zone vulnerabili da nitrati non sono considerate utili di fini del calcolo dei volumi di stoccaggio le fosse sottostanti i pavimenti fessurati e grigliati. I liquidi di sgrondo dei letami vengono assimilati ai liquami, per quanto riguarda il periodo di stoccaggio, come disciplinato dal comma 2, lettere b e c.

Fermi restando i tempi di adeguamento dei contenitori per lo stoccaggio dei letami e dei liquami gia' previsti dai regolamenti vigenti, per i contenitori esistenti l'adeguamento avviene entro cinque anni dalla delimitazione di nuove zone vulnerabili da nitrati.

Accumulo temporaneo di letami nelle zone vulnerabili da nitrati 1. L'accumulo temporaneo di letami e lettiere esauste di allevamenti avicunicoli, esclusi gli altri materiali assimilati di cui all'articolo 2, comma 1, lettera e , e' possibile, nelle zone vulnerabili da nitrati, ai soli fini dello spandimento sui terreni utilizzati per tale pratica, dopo uno stoccaggio di almeno novanta giorni. La quantita' di letame accumulato e' funzionale alle esigenze colturali.

Nelle zone vulnerabili da nitrati, l'accumulo e' consentito nel rispetto delle seguenti distanze: a 5 metri dalle scoline; b 30 metri dai corsi d'acqua superficiali; c 40 metri dall'arenile per le acque lacustri, marino-costiere e di transizione lagunari; d 25 metri dalle strade, 50 metri dalle case sparse e metri dai centri abitati.

Nelle zone vulnerabili da nitrati l'accumulo puo' essere effettuato nel rispetto delle seguenti condizioni: a non e' ripetuto nella stessa area prima di un anno dallo spandimento del precedente cumulo; b non puo' avere durata superiore a novanta giorni; c l'altezza media del cumulo e' inferiore a 2 metri; d la dimensione del cumulo non e' superiore a metri cubi; e e' garantita una buona aerazione della massa e sono evitate infiltrazioni di acque meteoriche; f sono adottate le misure necessarie per effettuare il drenaggio completo del percolato prima del trasferimento in campo; g la superficie del terreno su cui vengono depositati i letami, se presenta una granulometria grossolana con contenuto di scheletro superiore al 35 per cento o tessitura sabbiosa, e' impermeabilizzata con l'impiego di una copertura di materiale e spessore adeguato ad impedirne rotture o fessurazioni durante tutta la durata dell'accumulo.

Nelle zone vulnerabili da nitrati per gli allevamenti avicoli a ciclo produttivo inferiore a novanta giorni, le lettiere possono essere stoccate al termine del ciclo produttivo sotto forma di cumuli in campo o essere distribuite a condizione che vengano interrate entro il giorno successivo allo spandimento.

L'uomo si è dichiarato estraneo ai fatti, riferendo di non saper nulla di quanto accadeva nel terreno. Un'ipotesi ritenuta tuttavia poco credibile, vista la recinzione che circonda l'area, e dunque non facilmente accessibile da parte di eventuali soggetti 'estranei'. Il fondo è stato sequestrato e il proprietario dell'area denunciato la combustione del letame, quale forma di smaltimento dello stesso, non è consentita dalle norme. Ulteriori indagini e verifiche sull'area interessata sono in corso.

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